Razionalità

Luca0590

Luca0590

27 anni, Catania (Italy)

Perché ci sono così poche persone disposte ad accettare argomentazioni razionali quando si discute di qualcosa?
Sia in ambito spirituale che anche nei problemi di tutti i giorni. Lo notate anche voi?
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supernova23

supernova23

41 anni, Milano (Italy)

Ciao, cosa intendi per argomentazioni razionali?
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Luca0590

Luca0590

27 anni, Catania (Italy)

Mi è venuto in mente pensando a varie discussioni che ho fatto con persone credenti, tuttavia ho notato che lo stesso approccio si estende più o meno ad ogni ambito della vita, non solo alle questioni spirituali.
Per argomentazioni razionali intendo delle argomentazioni (ossia la formulazione di un discorso a supporto di un modo di credere, di pensare ecc) che usano la ragione per dimostrare la loro validità. Quindi rapporti di causa-effetto, uso della logica (quantomeno quella di base), uso di dati e conoscenze "altamente probabili" ecc...
Noto invece da molto tempo che è usanza parlare usando argomentazioni che fanno leva sull'autorevolezza (es: l'ha detto il papa. L'ha detto Tizio che è Medico.... ecc), o sulla diffusione (lo dicono tutti) o sulla consuetudine (si è sempre fatto così).
E noto anche che ci sono grandissime resistenze nel volersi sforzare a ragionare per trovare la soluzione migliore-più funzionale/la risposta che si avvicina di più alla verità/la visone che permette di vivere una vita migliore ecc.
Noto che la gente (chiaramente sto generalizzando, intendo la maggior parte delle persone con cui entro in contatto) non è interessata a vivere una "vita migliore" a creare "un mondo migliore" a trovare "la risposta giusta" a scoprire "la verità". La gente sembra essere interessata soltanto a fare, credere, pensare quello che ha sempre fatto e qualsiasi cosa che turba questa comfort-zone è vista non come una possibilità di miglioramento, ma una minaccia da cui difendersi.
(Scusa per il messaggio eccessivamente prolisso).
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Faber60

Faber60

58 anni, Padova (Italy)

Desideravo dare il mio parere su questa questione che giudico molto importante.
Io, dal mio punto di vista, stabilisco questa equazione (opinabile, per molti, ne sono sicuro):
1. - Razionale/Scienza/Modernità
2. - Irrazionale/Religione/Tradizione
Mi sembra che, dalla rivoluzione industriale in poi, (ma anche prima) si sia decisamente affermata la prima equazione. La Scienza si afferma, proprio attraverso il metodo scientifico moderno, come metodo universalmente riconosciuto del progresso umano, in ogni ambito. Tutto ciò che invece attiene alla seconda equazione diventa di colpo obsoleto, superato nell'approccio alla materia, anzi si afferma proprio l'inesistenza di ogni metodo: il suo destino viene relegato in quello spazio marginale destinato alle "curiosità antropologiche", bagaglio culturale ormai soggettivo di individui legati al passato solo da sorpassate nostalgie o ideologie ormai defunte.
Io affermo solo due cose che mi sembrano importanti:
1. La Scienza, anche se ha ottenuto notevoli successi in tutti i campi di ricerca, non può comunque vantare di aver sconfitto certi "mali" di cui l'umanità continua a soffrire (fame, guerra, odio razziale, insorgere di nuove malattie, ecc);
Quindi affermo che la modernità scientifica si scontra con gli stessi irrisolti drammi dei secoli precedenti (questo diventa più chiaro se si osserva "dall'alto" il fenomeno, è ovvio che la scienza sia stata invece determinante nella sconfitta di, ad esempio, malattie prima incurabili);
2. La Religione e la Tradizione continuano comunque a dare risposte a chi si avvicina a loro, anche con atteggiamento cauto e disincantato. E' evidente che ora l'approccio è maggiormente soggettivo, singole persone che ad esempio scelgono altri metodi alternativi nelle cure mediche o mantengono salde le regole che il Credo della loro Tradizione ha insegnato loro: non vivono peggio o fuori dal mondo perché Credenti o usano i rimedi del nonno, anzi....
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jugot

jugot

52 anni, Padova (Italy)

Faber60, le tue equazioni peccano di miopia.

La scienza è l'unica verità, perchè è l'unica a fornire la consapevolezza che la verità è un divenire (ogni giorno è sempre più vera, tendente all'infinito se l'equazione fosse un limite).

La religione possiede già tutte le risposte, non importa che siano giuste o errate, sono dogmi assoluti indiscutibili. La verità in questo caso è un decadimento (ogni giorno è sempre più assurda).

Se potessimo (e ci riusciremo, solo questione di tempo) diventare immortali, la scienza rimarrebbe solida e forte, la religione si sgretolerebbe come un castello di sabbia.
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Faber60

Faber60

58 anni, Padova (Italy)

Faber60, le tue equazioni peccano di miopia.

La scienza è l'unica verità, perchè è l'unica a fornire la consapevolezza che la verità è un divenire (ogni giorno è sempre più vera, tendente all'infinito se l'equazione fosse un limite).

La religione possiede già tutte le risposte, non importa che siano giuste o errate, sono dogmi assoluti indiscutibili. La verità in questo caso è un decadimento (ogni giorno è sempre più assurda).

Se potessimo (e ci riusciremo, solo questione di tempo) diventare immortali, la scienza rimarrebbe solida e forte, la religione si sgretolerebbe come un castello di sabbia.
jugot

Ciao Jugot,
tu esponi semplicemente un punto di vista legittimo, il tuo. Nella realtà, la Scienza è solo la spina dorsale dello sviluppo materialista (sia esso capitalista che socialista). Non da' risposte definitive, da' le risposte che il Sistema deve trovare per autoriprodursi. La Religione è un dogma, non è un mistero e si basa su un atto di Fede volontario e libero: nessuno ti obbliga ad andare a Messa, ma sei obbligato a fare i (discutibili) vaccini se ti nasce un figlio.....la Scienza ha salvato molte vite? Forse sì, ma non si dispone di studi aggiornati sulle possibili conseguenze a lungo termine di una vaccinazione di massa.....quindi , tra una costola del Capitalismo e una una libera scelta di Fede, io non ho dubbi. Sono ovviamente minoritario, ma questo non significa che la Ragione stia per forza dalla parte della "salvezza scientifica".
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jugot

jugot

52 anni, Padova (Italy)

La religione è un obbligo, perchè è tradizione (tramandata).
Rimane strettamente legata alle nostre paure (paura della morte, della malattia, del male), si nutre di queste.
La scienza, intesa come conoscenza razionale, non ha nulla a che fare con il capitalismo, materialismo o qualsiasi altra forma social-economica, queste non si basano sulla scienza semmai ne sono fruitrici.
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Faber60

Faber60

58 anni, Padova (Italy)

Scusa, tu dici "La religione è un obbligo, perchè è tradizione (tramandata)" ....(cosa vuol dire, è una affermazione gratuita, senza senso per chiunque abbia occhi, orecchie e memoria storica....perchè una qualsiasi tradizione sarebbe obbligo? Io sono stato educato comunista, ma non lo sono, sono Cattolico....).

Che la Religione sia legata alle paure é un'altra affermazione assolutamente soggettiva...mi è sfuggito qualche libro di Piero Angela?

Che la Scienza sia neutrale, quindi non soggetta alle regole del capitalismo...ennesima affermazione singolare e personalissima....senza voler ricorrere ai massimi sistemi basti pensare al legame tra ricerca e industria....non esisterebbe legame tra 1 bambino di New York salvato da una malattia e il drone che comanda il bombardamento a Kabul e ne ammazza 50 di bambini afghani? Fenomeni indipendenti, casuali e spiegati da matrice sovversiva?
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Luca0590

Luca0590

27 anni, Catania (Italy)

Io comunque inizialmente avevo parlato di "razionalità" non di "scienza". Che poi la scienza sfrutti la razionalità (ma spesso solo l'evidenza empirica) è un altro paio di maniche.
Quello che io mi chiedo è: perché preferire l'abitudine (o la tradizione se vogliamo) rispetto a un'alternativa che sembra migliore?
Che la religione sia un "obbligo" non credo proprio. La gente sceglie di convertirsi o di rinunciare a credere, è chiaro però che l'influenza culturale della tradizione gioca un ruolo determinante, se così non fosse l'italia (ma anche l'europa) non sarebbe rimasta cristiana per tanti secoli, l'india buddhista e induista (principalmente) ecc. così per ogni altra nazione e cultura.
Tuttavia in un'epoca come il medioevo, in cui la "qualità" delle risposte alternative alla religione era davvero bassa, per non dire assente, aveva perfettamente senso il tramandarsi di quella cultura. Oggi io mi chiedo perché? Perché oggi?
E soprattutto, perché la maggioranza delle persone sembrano avere un atteggiamento fideistico anche in altri ambiti della loro vita, non solo in questioni spirituali. Sembra che la maggioranza delle persone preferisca credere fideisticamente in qualcosa piuttosto che ricercare la verità (e ripeto, non solo in questioni spirituali, spesso anche in ambito scientifico, accademico, di vita quotidiana, di scelta d'orientamento politico ecc.)
Sembra che alla gente sia piaciuto molto il trend dell' "mistero della fede" a cui "bisogna credere senza porsi domande" e abbia deciso di esportare questo stesso atteggiamento in ogni ambito della propria vita. Anche nelle relazioni sentimentali se vogliamo, in cui le cose "devono andare in quella maniera" la coppia deve essere in quella maniera, con quelle promesse, con quelle dinamiche, senza riflettere su cosa realmente una persona vuole dalla propria relazione (che spesso varia da persona a persona ed alcune potrebbero preferire soluzioni di convivenza e di relazione meno "usuali").
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Faber60

Faber60

58 anni, Padova (Italy)

Io penso sia corretto porre sotto la lente " l'atteggiamento fideistico" diffuso. Comprenderne l'origine può aiutare molto rispetto ai temi trattati.
La mia opinione è che QUALSIASI potere materiale o spirituale si basa sull'accettazione da parte del soggetto sociale all'atteggiamento fideistico. Ogni potere ha bisogno di pace interna e un bisogno altrettanto forte di esportare ogni forma di conflitto, di qualsiasi tipo. Mi sembra ovvio.
Solo nella Religione ha ragione di esistere, perché ne è parte integrante ed esplicita fin dalla nascita del culto. Io "credo anche senza vedere", anzi, la mia Fede si misura proprio in base a questa mia predisposizione. Gesù e gli altri Profeti lo spiegano, a noi accettarlo o meno.
Ma nel caso della razionalità della Scienza, ovviamente, quello che conta (o dovrebbe contare, perché poi la realtà smentisce) è il principio sperimentale, replicabile e immutabile. Ma.....siamo sicuri che questa razionalità venga applicata? O, piuttosto, non sia ancora il potere (nel senso più ampio) a determinare le scelte, gli indirizzi di ricerca? Pensate veramente che non ci sia una gerarchia che regola l'indirizzo dei fondi e quindi dei risultati ottenuti? Pensate veramente che la gerarchia militare conti come quella, che ne so, della ricerca pedagogica? Se ci sono 1000 Euro da spendere in ricerca, pensate che abbiano uguale potere decisionale i militari e i maestri d'asilo? Eppure entrambi sottendono a problematiche scientifiche, sia il calcolo balistico di un bombardamento, sia la corretta educazione dei nostri figli......da questi dubbi ingenui nasce la mia idea che non esista "la Scienza", bensì flussi economici che SCELGONO cosa meriti quel nome.....
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