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Due cuori e una capanna, eh? Come spiegate il continuo, ripetuto fallimento di questo modello autosufficiente? Perché non funziona più, perché dura sempre di meno? Che senso ha cominciare una relazione sapendo già che finirà presto, e spesso neppure tanto bene?
Non capisco questo masochismo.
Abbiamo trasmesso il bollettino di Foggia e Venezia a cura del servizio meteorologico di Lovepedia
La poliginia e, in misura molto minore, la poliandria sono diffuse un po' in tutto il mondo non occidentale, in funzione (come la monogamia, del resto) della struttura economica della società.
Non a caso delle regole sociali della sessualità si è occupato un noto economista come Jaques Attali. Il quale giunge alla conclusione che nessuna di queste è adatta alla struttura socio-economica della società occidentale contemporanea. Constatazione ovvia, visto il crollo dei matrimoni e l'esplosione dei divorzi e delle separazioni.
Sapere che nel mondo ci sono diversissime norme sociali che regolano i rapporti tra maschi e femmine non serve come catalogo di possibili opzioni: serve a comprendere il loro carattere sovrastrutturale, artificiale, convenzionale. Serve a capire che non ci siano regole "naturali" o "logiche", fatto salvo il fatto che in natura l'esclusività sessuale non esiste neppure nelle rarissime specie monogame, e che non c'è niente di logico nella privazione di piaceri e affetti a cui siamo scelleratamente chiamati da regole che avevano la loro ragion d'essere nella struttura sociale ed economica dei nostri bis-bisnonni.
Per cui, secondo Attali, i nostri modelli "tradizionali" muteranno progressivamente verso la coppia aperta, il poliamore, la famiglia allargata ecc. in grado di garantire alle persone la necessaria stabilità (non solo emotiva) e di ridurre le inutili sofferenze e amarezze (e complicanze di vario tipo) derivanti dal trauma delle separazioni.
Per quanto mi riguarda, questa prospettiva mi pare così ovvia che non ho dovuto aspettare che Attali pubblicasse dieci anni fa: "Amori. Storia del rapporto uomo-donna". Lettura che mi permetto di suggerire a chi volesse aprire gli occhi sulle regole della propria vita sentimentale.
Cara Tilikum, sono d'accordo con te nel rivendicare la libertà di ciascuno di scegliere liberamente come vivere la propria sfera erotica e affettiva.
Personalmente, non ho mai chiesto o imposto qualcosa a qualcuna. In particolare, trovo che "non avrai altri uomo (o altra donna) al di fuori di me" sia una pretesa assurda, che solo una presunzione delirante può consentire di pronunciare.
Ci sono però anche dei risvolti sociali, in ragione dei quali io sono favorevole alla monogamia sociale (cioè al rapporto di coppia tendenzialmente stabile se non indissolubile) e contrario alla monogamia seriale, che è oggi il modello più seguito (fatto di coppie che si disfano dopo pochi anni, a ripetizione).
Entro una coppia socialmente monogama, non vedo ragione per cui la vita erotica e affettiva debba essere compressa, limitata, esclusiva. Ma è ancora un tabù: quando dico che con la mia compagna ho una "relazione aperta" (da decenni) il più delle volte non capiscono nemmeno cosa sto dicendo! Figurarsi se si parla di poliamore o di polifedeltà...
Che le donne siano reticenti a esprimere i propri desideri e le proprie reazioni non può certo stupire, vista l'educazione che i maschi hanno preparato per loro. Qual'è l'appellativo che i maschietti di solito riservano per le femmine che non nascondono desideri erotici e non si privano di possibili piaceri? Il più comune credo sia "troia", o, se del caso, "gran troia". Stando così le cose, a una donna non rimane che dissimulare o negare, a meno che non sia interessata a degradarsi sino al livello del più becero immaginario erotico maschile.
Qualcosa di eccitante no?
La lubrificazione vaginale è stata usata anni fa in un test per misurare la sincerità delle donne di fronte agli stimoli erotici. L'esperimento era abbastanza semplice: un dispositivo "in loco" misurava l'umidità della vagina mentre venivano mostrate immagini erotiche più o meno esplicite. Il risultato fu che tra le dichiarazioni e le misurazioni c'era poca correlazione. Insomma, le donne stentano a dire la verità su ciò che realmente le eccita. Per vergogna?
Questa reticenza non aiuta certo a creare le condizioni che favoriscono la naturale lubrificazione.
Sì... e buonanotte al secchio!
In primo luogo, bisognerebbe capire perché la fedeltà al partner debba identificarsi con l'esclusività sessuale. È una visione piuttosto materiale, riduttiva e meschina della fedeltà. Senza contare il caso di chi, accusando il partner d'infedeltà (per avere altre relazioni) lo/a abbandona su due piedi, tradendolo/a radicalmente.
Comunque la si voglia girare, è assurdo considerare una relazione con una altra persona un "tradimento" più grave dell'abbandono del proprio partner. Paradossi della monogamia sessuale com'è intesa nelle nostre anacronistiche regole sociali.
Ciao Emmo, condivido le tue constatazioni e, oltre a porsi qualche domanda, penso sarebbe utile cercare qualche risposta. La mia è che se vogliamo salvare le coppie e le famiglie (a me parrebbe opportuno) dobbiamo rimuovere l'ossessiva esclusività sulla vita sessuale del proprio partner. Il maschio (non solo occidentale) s'è inventato questa bella regola per le donne: "farete sesso solo con i vostri mariti". Qualcuno, nel dubbio, ha inventato anche la cintura di castità. Altri, come pena, la lapidazione. Credo che pochi comprendano l'impatto tragico di quel precetto per milioni (miliardi?) di donne.
Pepy: "probabilmente erano depresse (per cui stai attento)". Quindi, secondo te, se una donna decide di non negarsi altre esperienze erotiche e affettive sarebbe "depressa"? Chissà perché! A me non sembravano proprio, a parte una divorziata completamente tirannizzata dal figlio, con cui - infatti - la relazione è morta ancor prima di cominciare.
Ma poi: tu che ne sai? Perché sentenzi su ciò che non conosci?