Assegno di divorzio: tutte le novità dell'ultima sentenza

Ecco i 4 gli indici previsti dal verdetto della Cassazione con cui è possibile verificare la sussistenza o meno dell'indipendenza economica dell'ex coniuge

Con il nuovo verdetto 11504 della Cassazione sull'assegno di divorzio, vengono indicati quali sono i 4 principali indici, che possiamo così riassumere:

  • possesso di redditto di qualsiasi specie;
  • possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari,
  • capacità e possibilità di poter svolgere un'attività lavorativa in funzione all'età, al sesso, alla salute e alle proposte del mercato del lavoro sia autonomo che indipendente;
  • disponibilità stabile di una casa di abitazione.

In questo caso è l'ex coniuge che richiede l'assegno a dover allegare tutta la documentazione che dimostri come lo stesso non abbia effettivamente i mezzi adeguati per il proprio sostentamento e di non poterseli procurare.

"Tale onere probatorio - commenta la Cassazione - ha ad oggetto i predetti indici principali, costitutivi del parametro dell'indipendenza economica, e presuppone tempestive, rituali e pertinenti allegazioni e deduzioni da parte del medesimo ex coniuge, restando fermo, ovviamente il diritto all'eccezione e alla prova contraria dell'altro" ex coniuge al quale l'assegno è chiesto.

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18 commenti

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romeo972

romeo972

45 anni, Bari (Italy)

La recente sentenza della Cassazione va nella giusta direzione anche se con passi meno spediti e sicuri di quanto in prima analisi potrebbe apparire. Infatti, se da un lato nega di fatto il "presunto" diritto, peraltro non previsto dalla legge, di garantire all'ex-coniuge economicamente più debole lo stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, dall'altro la sentenza introduce paletti giuridici non del tutto condivisibili per motivi diversi.

Nel concreto, è corretto iniziare l'indagine con il valutare lo stato economico generale del coniuge richiedente l'assegno divorzile, acquisendo notizie circa i quattro punti espressi nella notizia. Ciò che non convince affatto è che una simile indagine non venga svolta d'ufficio per entrambi i coniugi, con spese ugualmente ripartite, in modo che nessuno possa nascondere furbescamente alcun ché di utile ai fini della sentenza. Del resto, è noto che oggi niente potrebbe essere nascosto al fisco, come cedolini, posizioni finanziarie bancarie e d'investimento, proprietà di beni mobili ed immobili, residenza, attività professionali od autonome svolte e così via. In tal modo, si eviterebbero posizioni di comodo per il coniuge richiedente, tacendo sul proprio conto per apparire più bisognoso, e rinunciatarie suo malgrado da parte dell'altro coniuge, non disposto ad ulteriori indagini e costi relativi a proprio esclusivo carico.
Oltretutto, per equità e senso di giustizia e di verità, ragionevolezza suggerisce che l'onere probatorio su ciò che si possiede non dovrebbe essere a carico della stessa persona, essendo facile occasione di strumentalizzazioni per entrambi i coniugi. Sarebbe come pretendere il pagamento delle giuste tasse sulla base dell'autodenuncia dei redditi: si sa quanto facile sia evadere i tributi nella realtà d'oggi sulla base di questo principio!
In generale, civiltà impone che gli oneri a carico debbano essere calcolati da terzi, a fronte dell'acquisizione indipendente e certificata del relativo imponibile di calcolo. Diversamente, l'evasione come l'ingiustizia "contributiva", più in generale, sarebbero strutturalmente inevitabili, non mancando mai furbi ed opportunisti.

A parte tutto, nella causa divorzile andrebbe perseguito il reale principio che imporrebbe ad entrambi i coniugi il senso del loro stesso divorzio: la presa d'atto che le strade comuni di vita di entrambi si dividono per seguire destini diversi ed indipendenti, nel rispetto della tutela dei diritti fondamentali della persona. Da qui, assegni di mantenimento troppo onerosi e praticamente senza scadenza per il coniuge economicamente più forte, magari l'unico dei due che con il lavoro onesto si guadagna da vivere, limiterebbe tale principio fino a rinunciare a molti dei suoi legittimi sogni realizzativi.
E' chiaro che in simili contesti, buon senso insegna, il sostegno economico all'ex-coniuge è irrinunciabile per ovvi motivi ma senza che ciò si presti ad abusi e strumentalizzazioni, tanto più insopportabili quanto più duraturi. Da qui, verrebbe spontaneo suggerire come soluzione più equilibrata la limitazione del sostegno economico ad un iniziale periodo di "assestamento".

Come si può pensare, la questione dell'assegno di mantenimento divorzile è alquanto complessa.
E' altrettanto chiaro che la sola sentenza della Cassazione non potrebbe migliorare più di tanto la ingarbugliata, ingiusta ed onerosa legislazione in merito e tanto meno risolverne i diversi aspetti fondamentali.
In verità, solo una nuova legge in materia, equilibrata e lungimirante, sarebbe la sola soluzione a cui tutte le sentenze dovrebbero attenersi senza eccessi interpretativi, ottemperando così al comune senso di giustizia assai spesso tradito.
👋
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HS2013

HS2013

55 anni, Genova (Italy)

La solita cassata della Cassazione. Chi chiede l assegno divorzile dichiara tramite avvocato: io, nente saccio nente tegnu nente travagghiu. Spetta a chi chiamato a corrispondere mensilmente l assegno dimostrare che stu o sta fetusa mente. In altre parole altri soldini per le ricerche e ingrassaggio di questa lobby giuridica perché molto probabilmente risulterà vero (lavoro in nero, trombamico facoltoso, eredità a venire ecc.non rientrano nella possibilità di sostentamento)
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Tilikum_

Tilikum_

48 anni, Venezia (Italy)

"Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere , mettiti le mie scarpe , percorri il cammino che ho fatto . Vivi il mio dolore , i miei dubbi , le mie risate . Vivi gli anni che ho vissuto io , e cadi la' dove son caduto io rialzandoti come ho fatto io . Ognuno ha la propria storia . Solo quando avrai fatto tutto questo , allora mi potrai giudicare " .
Questa frase continua a girovagare nella mia mente da un tempo sconfinato .
Mi permette di comprendere che davanti alle scelte altrui , si fa un passo indietro e si tace . Cio' e' in controtendenza con la maggior parte di individui che pretendono con boria insopportabile di metter bocca nelle vite di altre persone ,anche sconosciute .
Mi limito a riportare come ho agito io . Con onesta' e dignita' assoluta .
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resiliente59

resiliente59

58 anni, Genova (Italy)

Io sono tra quelle pochissime che non ha mai chiesto un euro per sé , in fondo mi e ' rimasto il negozio, quindi di che vivere dignitosamente e non pretendere nulla. Mia figlia, ha pagato per aver avuto una madre che ha ricorso alla separazione
Quindi non ha mai preso un euro di mantenimento, ne una pizza pagata ,ne un invito a dormire da lui,ne una vacanza (e aveva 12 anni )
Sempre al massimo della mia autonomia , ho cresciuto con i soldi miei mia figlia e ne sono orgogliosa
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Mustaine

Mustaine

45 anni, Roma (Italy)

Sicuramente qui ci saranno persone che hanno vissuto il divorzio sulla propria pelle e ne sapranno di più, ma ultimamente con l'esperienza di mio padre (che sta divorziando dalla moglie) mi son fatto l'idea che molto ma molto dipende dal giudice che ti capita: ho sentito chiaramente dire la frase "se non vi sta bene quel che decido, potete sempre contestare..." ossia una volta giunta la sentenza di divorzio (con conseguente assegnazione degli alimenti) si può sempre far di nuovo causa per "cambiamenti sopraggiunti" dello stato economico di entrambe i coniugi (mille escamotage da perseguire e da dimostrare).
Un circolo vizioso senza fine...con gli unici a guadagnarci che sono gli AVVOCATI (parcelle ASSURDE spesso in NERO almeno qui a Roma sembra pratica comune...e se gli chiedi la fattura ti dicono che sono 2.000 o 3.000 euro in più!,) che guadagnano che si vinca o si perda, che spingono le persone a fare causa sempre e comunque (motivo per cui in Italia ci sono più di 5 milioni di cause in corso di cui si concludono solo un 20% all'anno), con la tecnica del "continuo rinvio" che fa solo perdere tempo ai clienti e fa credere nell'utilità dell'avvocato stesso (le ore che perde facendo finta di lavorare sono quelle per fare la fila al tribunale e chiedere il rinvio al giudice con il "benestare" della controparte).
Purtroppo in Italia anche per le cause civili non puoi difenderti da solo (se sei povero ti danno un avvocato d'ufficio) quindi è la legge stessa a foraggiare questa categoria di AVVOLTOI.
Io non vado assolutamente d'accordo con mio padre ma una sua frase mi ha colpito "In tutta la mia vita avrei dovuto far causa agli avvocati che ho avuto e denunciarli...non l'ho mai fatto perché avrei dovuto assumerne altri..."
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dimipunk

dimipunk

42 anni, Trieste (Italy)

Non conosco questo argomento: Le nuove normative differiscono molto da quelle vecchie?
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Lori1986

Lori1986

31 anni, Prato (Italy)

Beh, un passo in più verso la civiltà anche qui in Italia, almeno così alcune (non tutte) ex mogli smetteranno di fare le sanguisughe
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fabioroma1961

fabioroma1961

56 anni, Roma (Italy)

finalmente una sentenza giusta
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