La convivenza può creare problemi di solitudine: è vero?

Scegliere di andare a convivere con il proprio partner può comportare un cambio dei equilibri non solo per la coppia ma anche per la propria persona

La convivenza, è il compromesso che una coppia raggiunge prima dell'eventuale matrimonio.

Si può scegliere di andare a convivere anche pochi mesi dopo una conoscenza: in questo modo diventa più semplice conoscere l'altro anche nella sua quotidianità.

Tuttavia sembra che la convivenza comporti anche un “effetto collaterale” non preventivato: quello della solitudine. Chi sceglie infatti di abbandonare il proprio nido per andare a vivere con la propria metà, sembra essere colpito da un senso di smarrimento.

Ma perché? Come si può leggere in un articolo pubblicato da Metro UK in merito l'argomento, una prima motivazione può essere riscontrata dal passaggio da una casa condivisa con più persone, e quindi caotica, ad una dove al contrario regna la quiete. Ed è proprio questo silenzio iniziale a spiazzare in un primo momento, poiché risulta essere una novità a cui non ci si è abituati.

Anche il rapporto della coppia subisce un'evoluzione in quanto prima si programmava, ci si dava degli appuntamenti per vedersi, in modo esclusivo, mentre adesso il partner è quasi costantemente presente, e questo paradossalmente viene avvertito come un indebolimento della passione. Ma non è così: in verità si tratta di una delle tante sfumature, o meglio, evoluzioni, di un rapporto.

Insomma è normale sentirsi come un pesce fuor d'acqua all'inizio: l'importante è chiarirsi con se stessi, magari stilando una lista di cose che vanno e non vanno, giusto per avere chiara la situazione e poi parlarne con la propria metà in modo da poter esprimere le proprie emozioni e far capire all'altro come ci si sente.

Così sarà più semplice superare quella sensazione di solitudine.

Ti è mai capitata una cosa del genere?

679 commenti

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Tilikum_

Tilikum_

49 anni, Venezia (Italy)

Posso solo scrivere della mia esperienza . Quando si va a convivere , ci si scopre . Impari a conoscere maggiormente la persona che hai scelto , impari le sue abitudini , i suoi gusti e miriadi di altri aspetti . La stessa cosa fa egli con te . Comprensibile che nelle fasi iniziali vi sia un po' di smarrimento .
In ogni caso la scelta di dividere lo stesso tetto , parte da un "collaudo " effettuato prima , durante la frequentazione , ergo non si parte da zero .
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Dairlewanger

Dairlewanger

42 anni, Piacenza (Italy)

La convivenza mette in luce tutti i pregi e i difetti di una coppia.oggi molte donne non sanno fare nulla.tutt'apparenza e quasi zero sostanza.certo,la donna non deve essere una cameriera,ma per certi lavori è in teoria più portata.sento molti uomini/ragazzi che hanno interrotto la convivenza perché in casa dovevano fare quasi tutto loro.un bottone si stacca?c'è la mamma o il sarto (se io fossi un sarto ,e una ragazza mi porta un capo d'abbigliamento a cui si è staccato un bottone e mi dice di attaccarlo,mi morderei la lingua per non ridergli in faccia)il sugo?mamma o papà lo cucinano e lo portano alla coppia.boh!!!ma che cazzo hanno insegnato le mamme a ste ragazze che decidono di andare a convivere?mia zia,dopo aver studiato si metteva vicino a mia nonna e imparava a cucinare,stirare ,a pulire casa ecc.altri tempi?no,questione di come si crescono i figli.come dico sempre ,bisogna essere capaci di crescere i figli, perché altrimenti i genitori diventano la loro rovina.
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Davidross63

In Brasile la parola usata per definire questo tipo di situazione e' saudade.
La trovò così bella che la italianizzerei, mancando nel vocabolario nostro una parola unica che riassuma e incorpori più sentimenti, così rappresentativa, così triste e nel contempo coinvolgente.
Infatti nella situazione in articolo non trovo che la nostalgia sia la parola adatta per racchiudere quello che si prova, direi che è un po' limitativo.
Aldilà della saudade per il nido abbandonato non è però normale provare solitudine all'interno di una convivenza.
Se succede probabilmente qualcuno ha barato nella sincerità, mostrando un volto diverso e l'altro e' stato superficiale nella scelta.
La solitudine si prova infatti quando si rimane isolati dal "vecchio mondo", perché non si lascia il partner uscire da solo coi vecchi amici, si trovano troppi continui motivi di litigio con i parenti acquisiti, non si consentono di dedicare tempo a vecchi hobbies.
Ma far questo al proprio compagno significa veramente amare il proprio partner? Secondo me no, perché ci vuole fiducia in primis, poi capire che la propria felicità di coppia passa da quella del proprio partner.
Limitare troppo il partner per gelosia o egoismo non fa bene al rapporto, tanto a far così non si evita il tradimento o la bugia, se uno fosse predisposto.
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nini16

nini16

60 anni, Napoli (Italy)

io dico che si ragiona troppo perché bisogna dare una spiegazione per ogni comportamento.In questo modo si perde di vista il motivo principale.
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UnaVoceAffascinante

UnaVoceAffascinante

33 anni, Bologna (Italy)

Più che smarrimento, o altro, parlerei di cambiamento del proprio rapporto con gli altri. La libertà di sentire gli amici, invitarli a casa (o non farlo) e in generale di usare il tempo come si preferisce, viene subordinata alla vita col partner: questo, fin quando non si trovano dei giusti compromessi, sicuramente può far sentire spaesati, "isolati" o "legati". Si tratta fondamentalmente di parlarsi :)
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romeo972

romeo972

46 anni, Bari (Italy)

Il contenuto della notizia è davvero sconclusionato. Tra ipotesi tendenziose e contraddizioni, risulta assai difficile comprendere il filo logico dell'argomentazione proposta.

Innanzitutto la convivenza è una forma di condivisione, per cui è necessariamente un compromesso. Al proposito, il massimo compromesso viene raggiunto nel matrimonio, in cui oltre alle decisioni comuni di compromesso vigono leggi ed obblighi che impongono certe scelte, talvolta di fatto difficili da mantenere.

In regime di convivenza non potrebbe essere confusa la solitudine, ovvero il sentirsi solo in senso lato, con il senso di smarrimento riferito, ovvero lo stato di disagio perché diventa d'obbligo tener conto delle scelte del convivente. In tutta evidenza, se davvero si soffrisse irrimediabilmente lo stato di solitudine durante la convivenza, sarebbe molto meglio abbandonare il partner, dichiarando così fallito il rapporto sentimentale stesso.
D'altro canto, il senso di smarrimento non potrebbe essere determinato dal passaggio da una casa famigliare a quella in cui si convive con il solo partner. Infatti, a parte che alla convivenza si potrebbe giungere anche da single abitante solitario, il passaggio a convivere con una sola persona potrebbe risultare più semplice sotto il profilo logistico e di rapporti umani. In altri termini, teoricamente il rapporto "uno a molti" è potenzialmente più difficoltoso del rapporto "uno a due"! Semmai, a dirla tutta, ciò che potrebbe rivelarsi elemento discriminante e determinante nel rapporto eventualmente più difficoltoso a due è che quest'ultimo sarebbe molto più stretto e, quindi, più invadente per la singola persona.

Sarebbe assurdo pensare davvero che la presenza costante del proprio partner nella convivenza possa ridurre la passione, posto che proprio la continua presenza consentirebbe di conoscersi meglio ed apprezzarsi di più, amore permettendo. Si sa, il rapporto a distanza funziona meglio solo in apparenza, sulla carta. In realtà, è la vicinanza a mettere a confronto diretto ogni aspetto della persona, sancendo magari la presenza dell'amore sincero, che temerebbe per sua natura proprio la distanza fisica.

In verità, se la convivenza generasse inguaribile solitudine sarebbe il caso di interromperla, ovviamente ...la relazione una volta per tutte!
;bye
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WalkerBoh

WalkerBoh

48 anni, Vicenza (Italy)

Soli in coppia? E i single, allora, cosa dovrebbero dire?
Io credo che, dopo un comprensibile periodo di adattamento (comunque, voglio sperare, molto breve, altrimenti le basi per la relazione non c'erano), due persone dovrebbero impazzire del piacere della compagnia insieme. Se si sentono ancora soli, se cercano ripetutamente la "folla" offerta dagli amici... beh, non credo sia una vera relazione d'amore. Del resto, di relazioni/convivenze di comodo, "tanto per...", ce ne sono parecchie. Purtroppo.
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Backdoorlife

Backdoorlife

45 anni, Roma (Italy)

In generale tendo a pensare che chi non sappia vivere in armonia da solo, in solitudine, è una persona meno stabilire, più bisognosa di contatti, dipendente anche dagli altri; il che può far appesantire il futuro rapporto di coppia se non si trova massima intesa fra i due. Secondo punto, quello che essenzialmente provoca disagio è la monotonia nel vivere le situazioni. Infatti ogni volta che apriamo gli occhi, ogni giorno che passa, siamo chiamati ad essere gli unici responsabili della nostra vita. L'individualismo non è negativo in sé; bisogna diventare grandi personalità per poter donare agli altri.
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Limbico

Limbico

60 anni, Trento (Italy)

Io ho cominciato a convivere con la mia compagna dai primi anni di università, e all'epoca non era certo una scelta molto comune. Nessun sentimento di solitudine, semmai, al contrario, di comunione e di solidarietà. Piuttosto un senso d'isolamento, come coppia, rispetto a una società ancora sospettosa e piena di pregiudizi. Oggi la convivenza è comunemente accettata, ma per il resto non mi pare si siano fatti molti progressi. Io vedo solo una fatalistica rassegnazione di fronte alla sempre minore durata delle unioni, e la convivenza accettata come pragmatico rimedio. Un po' poco per il terzo millennio.
:/
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timidocurioso

timidocurioso

38 anni, Potenza (Italy)

Ho bisogno di stare bene da solo..
..per apprezzare i momenti e la vita con te..
..e allora aspettami un po'..
..il tempo di una canzone..
.. qualche minuto di più..
.. non sentirti ...dai..sola..
Trattieni la la rabbia.. per quando dovrai ..stringermi forte.
Una giusta dose di pazienza..e..
..poi saremo in due..a dividerci la ..notte..il freddo..e l' immancabile..raffreddore.
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fusow

fusow

54 anni, Modena (Italy)

per non sentirvi soli in coppia fate 2 o 3 figli che dovete accudire e crescere .vi attende un futuro a base di peppa pig o masha e orso e non vi sentirete mai soli .e di notte se vi dovesse capitare, loro inizieranno a piangere verso le 2 di notte.
ps . io ho 2 figlie che adoro ;)
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massi765

L'articolo cita: "Chi sceglie di abbandonare il proprio nido...etc etc". Qui mi fermo perché sono di un altra stoffa... La mia prima casa in affitto l'ho presa a poco meno di 19 anni. Lavoravo e studiavo. Non ho avuto nessun problema e solo una naturale mancanza dei famigliari ma nulla più. Evidentemente il loro dovere la mia famiglia l'ha fatto. Crescermi, educandomi a sapermela cavare e stare in equilibrio con me stesso. Oggi addirittura può essere un problema abbandonare la casa dei genitori a 30 o addirittura a 40 o 50 anni??? E' un problema andare a convivere con una donna? Imparare a crearsi una famiglia come da sempre nei secoli hanno fatto i nostri genitori e avi?? Questa società è un insieme di individui poco cresciuti attaccati alla gonna della mamma che lava cucina e gli cuce. Non me la prendo con loro ma con le madri che non hanno mai tagliato quel cordone ombelicale omettendo nel crescere i loro figli, di insegnarli una delle cose più importanti che un GENITORE deve fare. Insegnargli a crescere e sapersela cavare. E' per il loro bene, la loro crescita. la loro futura maturità. Ma mi sa che a quelle donne queste parole gli entreranno da un orecchio uscendo subito dall'altro..... che ci vuoi fare.. NON C'E' PEGGIOR IGNORANTE, DI CHI SI CREDE L'UNICO INTELLIGENTE...
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Altiorem_summa

Ma quante seghe mentali inutili, se tieni ad una persona vorrai trascorrere con lei quanto piu tempo possibile, anche in maniera silente, tipo uno sguardo fugace e carico di complicità mentre leggi un libro sul divano. Le soluzioni alternative del tipo ti scopo e poi torno a casa dalla mamma, con la scusa di voler mantenere i propri spazi, sono solo specchietti per le allodole, chi sta bene solo si paghi una troia o un toyboy e non vincoli una persona alla schizofrenia del proprio egoismo: le coppie sono definite tali in quanto accomunate dallo stare assieme, tutto il resto è ciarpame mascherato.
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DomBlues

Off topic:
Auguroni a tutti.

Ogni tanto vi leggo ed è sempre un piacere.

Buon anno.
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dimipunk

dimipunk

43 anni, Trieste (Italy)

E la solitudine, può creare problemi alla convivenza?

Allegri ed incerti.
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